Ci sono dei casi in cui è giustificato scrivere termini in inglese all'interno di testi in italiano? Sì: quando le parole o le espressioni inglesi utilizzate sono dei nomi propri, quando sono davvero di uso comune e quando non esistono equivalenti in italiano altrettanto noti e diffusi.
Un uso accessibile della terminologia inglese richiede che si specifichi nel codice il cambio di lingua rispetto alla lingua principale del documento (tramite l'attributo "lang" per HTML 4 e XHTML 1.0 e tramite l'attributo "xml:lang" per XHTML 1.1) e che si definisca il termine adoperato, straniero o italiano che sia, se è poco comune o se fa parte di un gergo specialistico.
Un caso particolare di stile di scrittura particolarmente ricco di termini in inglese e di sigle è il gergo degli informatici. Basta dare uno sguardo ad un qualsiasi articolo online che tratti di software o di hardware per cadere in una spirale di parole inglesi degne di una setta iniziatica. Molto spesso non è possibile sostituire questi termini con equivalenti italiani. Ecco alcuni modi per rendere comunque più accessibili questi testi a lettori italiani:
Facciamo un esempio pratico. Dal sito di PC Professionale, versione per Internet di una delle più note riviste italiane di informatica, estraiamo un paragrafo da un articolo di Guido Sintoni intitolato "Buffer Overflow e replay attack in Kerio" (già il titolo è tutto un programma...). Nella versione in Rete dell'articolo non è presente alcun ausilio di accessibilità: nessuna segnalazione dei cambi di lingua né tantomeno un glossario dei numerosi termini inglesi adoperati.
Potremmo rendere un po' più accessibile questo paragrafo cominciando a segnalare i cambi di lingua nel codice di marcatura.
<p> Il processo di autenticazione è anche soggetto a un
<span lang="en"> buffer overflow
</span> : quando l'amministratore si connette al
<span lang="en"> firewall
</span> , avviene un
<span lang="en"> handshake
</span> per stabilire una sessione cifrata. Il quarto pacchetto del
<span lang="en"> handshake
</span> (il primo inviato dall'amministratore) contiene 4
<span lang="en"> byte
</span> ; non esistendo lato
<span lang="en"> firewall
</span> un controllo di lunghezza dei dati ricevuti, per l'attaccante è possibile costruire una sequenza di pacchetti in modo tale da provocare un
<span lang="en"> overflow
</span> dello stack.
Al momento in cui scriviamo, Kerio è stata contattata da CORE, e non ha ancora rilasciato una soluzione. Per prevenire il replay attack è consigliabile disabilitare la funzione di amministrazione remota.
</p>
Notate che per alcuni dei termini inglesi evidenziati nel testo non abbiamo segnalato il cambio di lingua. Ciò in realtà è contrario a quanto suggeriscono le WCAG 1.0, che raccomandano di segnalare i cambi di lingua senza specificare eccezioni. Tuttavia riteniamo che, nel caso di parole straniere isolate, la segnalazione del cambio di lingua tramite l'attributo "lang" possa essere evitata, se la lettura "all'italiana" della parola straniera da parte di un sintetizzatore vocale rimane comunque comprensibile per l'ascoltatore. Tornando al paragrafo che stiamo analizzando, uno screen reader impostato sull'italiano leggerebbe in modo sicuramente poco comprensibile parole come "handshake" e "firewall": ecco perché sono state associate ad appositi attributilang="en"
Invece parole come "stack" e "replay attack" dovrebbero rimanere comprensibili per l'ascoltatore anche se lette all'italiana. Abbiamo preferito perciò non appesantire il codice aggiungendo ulteriori elementi SPAN.
Dal punto di vista dei contenuti l'accessibilità di questo paragrafo potrebbe essere poi migliorata inserendo alla fine un piccolo glossario come il seguente, strutturato in HTML come un elenco di definizioni (le seguenti sono tratte da Guidapc.com):
<dl>
<dt lang="en"> Buffer overflow
</dt>
<dd> sovraccarico di un'area di memoria del computer, dovuto al tentativo di immagazzinare una stringa più grande dello spazio utile a disposizione.
</dd>
<dt> Stack
</dt>
<dd> un'area di memoria adibita a contenere dei dati impilati in un ordine preciso, ai quali è possibile accedere per mezzo di un apposito puntatore che tiene traccia della loro posizione.
</dd>
<dt lang="en"> Handshake
</dt>
<dd> processo attraverso il quale due computer, tramite software o hardware, stabiliscono le regole comuni, ovvero la velocità, i protocolli di compressione, di criptazione, di controllo degli errori, ecc...
</dd>
<dt lang="en"> Firewall
</dt>
<dd> insieme di software/hardware usato per filtrare i dati in scambio fra reti diverse, al fine di proteggere un server da attacchi pervenuti via rete locale o via Internet.
</dd>
<dt> Replay attack
</dt>
<dd> consiste nell'immissione in rete da parte dell'intruso di un pacchetto autentico precedentemente intercettato.
</dd>
</dl>
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