di: Francesco De Francesco 12 Dicembre 2005
Una variante è quella in cui chi scrive usa il voi per indicare il gruppo, estraendo se stesso, quindi, dalla comunità.
L'accoppiata io voi tende a tenere una certa distanza tra due parti principali: scrittore, lettori.
La cosa potrebbe essere normale quando è implicito che non c'è una vera comunità. Potrebbe avere effetti negativi, invece, nella situazione in cui la presunzione dello scrittore ad essere una sorta di maestro potrebbe essere mal vista da chi legge.
Uso spesso questa forma, cercando, però, di sdrammatizzarla un po'. A volte basta una frase scherzosa o un aneddoto (se lo spazio lo consente).
Usare sistematicamente il tu per chi legge, se da una parte può creare un collegamento quasi personale gradevole, dall'altra può dare un senso di solitudine all'interpellato.
Il lettore potrebbe avere, infatti, la sensazione che le frasi siano rivolte a lui, come se fosse il solo a ricevere il messaggio. L'effetto può essere sgradevole e ne andrebbe evitato il rischio, se si ritiene che possa esserci.
Il noi per indicare chi scrive, lo impiegherei solo in contesti dove è evidente che gli autori sono più di uno e che scrivono o pensano le stesse cose.
In altri contesti, trovo che la forma sia pericolosa, anche se ha alcuni vantaggi. Usando il noi, infatti, si tende a suddividere con figure fittizie la responsabilità di quello che si sta scrivendo.
Molta distanza tende a creare l'accoppiata noi voi, dove ancora maggiore è la separazione tra due gruppi, quello degli scrittori e quello dei lettori. In questa situazione, il noi non fa gruppo, ma viceversa distanzia le parti.
Usato per se stesso da chi scrive, l'io indica in molti contesti un'assunzione di responsabilità. Quanto detto non è imputabile a nessuno, perché l'io precisa senza lasciar dubbio su chi sia il responsabile.
Molti tendono a sdrammatizzare con l'inserimento di un "ritengo che" o frasi simili, proprio per diminuire la carica dell'io.
La terza persona o una forma impersonale sono quelle ritenute professionali, aziendali o accademiche.
Secondo il parere di molti, gli usi stanno cambiando ed anche in tali contesti, in molte situazioni è possibile usare l'accoppiata io noi, senza perdita di tono e formalità. Nel dubbio, comunque, la forma impersonale non è mai un errore apertamente criticabile. Forse potrà risultare noiosa o seriosa, ma non è un errore.
Sicuramente è da preferirsi quando non si sa chi si ha davanti.
Poche cose e senza una regola da applicare in modo standard. Deve prevalere il buon senso e la conoscenza di chi è il lettore al quale il testo si rivolge. Qualche esperimento con prova di lettura ed intervista può aiutare a comprendere questi aspetti, prima di partire con la scrittura di tutti i contenuti del sito.
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