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Eye-tracking: test e tipi di output

di: Daniele Cerra     01 Luglio 2005

Il Web Design professionale si trova oggi ad attraversare un periodo di ridiscussione delle proprie metodologie. Sull'onda dell'iniziale entusiasmo per tutto ciò che era legato alla comunicazione via Internet, per soddisfare le richieste dei committenti fino a qualche tempo fa era sufficiente realizzare un sito "bello", mentre attualmente la situazione è radicalmente mutata.

Sempre più spesso infatti i committenti dei progetti Web guardano con scetticismo alla possibilità di realizzare un sito se non per finalità connesse all'immagine aziendale, in quanto, stando ad esperienze negative già vissute in prima persona o raccontate da conoscenti, non pensano che un progetto Web sia realmente in grado di generare un ritorno economico positivo a fronte dell'investimento sostenuto per la sua realizzazione e il suo mantenimento nel tempo.

In quest'ottica, diventa un punto fondamentale di una strategia di comunicazione Web non solo poter adottare tutti gli strumenti e i servizi di promozione messi a disposizione dal media Internet, ma anche, e soprattutto, ottenere realizzazioni che si può oggettivamente dimostrare essere efficaci, dove nel campo Web Design il concetto di efficacia si fonda sia sull'alta visibilità/trovabilità, sia sulla capacità di attirare l'attenzione dell'utente su alcuni elementi critici in modo da generare interazioni attive o far scaturire i comportamenti attesi per soddisfare le finalità di progetto.

I test di eye-tracking sono, in questo contesto di ricerca estrema dell'efficacia di un progetto di comunicazione Web, uno strumento indispensabile in quanto, come vedremo nelle seguenti righe, forniscono informazioni inerenti sia all'usabilità in senso stretto di un sito, sia dati che, interpretati con una solida metodologia di analisi, danno indicazioni molto precise sulle performance del progetto di comunicazione realizzato e su quanto sia in linea con le finalità del concept da cui è sorto.

Il test

Sfruttando le potenzialità delle più moderne tecnologie di tracciamento oculare, è possibile generare output di due tipi:

1. rappresentazioni grafiche e multimediali che rendono "visibili e leggibili" le peculiarità dei comportamenti d'uso degli utenti testati

2. dati numerici quantitativi originate dalla registrazione delle attività degli utenti o elaborati in seguito ad attività di analisi effettuate a posteriori.

Entrambi i gruppi di output forniscono informazioni davvero utili in termini di rilevazione dell'efficacia di un sito solo qualora si siano osservati degli accorgimenti ben precisi nelle fasi di preparazione ed esecuzione dei test. Come è ovvio, esistono infatti dei fattori critici che non possono essere trascurati, per esempio, la scelta mirata del campione di utenti testati (se dobbiamo testare un portale realizzato per i dentisti non avrebbe senso farlo testare a studenti di lingue o a giornalisti!). Si tratta in realtà di accorgimenti che dovrebbero essere ben noti in quanto adottati anche nei test di usabilità tradizionali e sui quali, pertanto, non ci soffermiamo.

Benché ogni società possa adottare un sistema diverso dalle altre, il test di eye-tracking generalmente viene somministrato seguendo una metodologia consolidata nella quale, tuttavia, cambiano alcuni elementi fondamentali scelti in base alle esigenze espresse dal committente del test. Dal punto di vista tecnico le sessioni principali (al di là dei diversi momenti di spiegazione agli utenti testati) attraversate dall'utente sono due: una sessione di navigazione libera in cui vengono registrati i comportamenti che "naturalmente" sono assunti da un utente messo di fronte a un sito e una sessione (a sua volta divisa in diverse fasi) in cui lo stesso utente deve svolgere dei compiti specifici indicati di volta in volta.

Ciascuna sessione fornisce output e dati numerici (qualitativi e quantitativi) di diverso tipo le quali, inoltre, vengono arricchite con ulteriori informazioni derivate dal confronto con i dati rilevati per gli altri utenti testati e da quelle interpolate da elaborazioni software effettuate a posteriori.

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