di: Francesco De Francesco 22 Aprile 2005
Pochi preamboli, questa volta. Le cose da dire sono tante, quindi entro subito nel merito. Perché studiare l’effetto delle parole?
Quando redigiamo un testo, stiamo comunicando due livelli di messaggi: quelli che scriviamo e che si leggeranno; quelli che senza essere esplicitamente scritti, si leggeranno tra le righe. Tra le cose che leggiamo tra le righe troviamo:
Vi sono vari modi per “scrivere tra le righe” e tra questi:
Pensare che un testo trasferisca solo quello che è materialmente scritto è pia illusione. Un esempio vale per tutti. Ti sarà successo di ricevere una email dal capo che testualmente scrive “Hai finito quel lavoro che t’ho chiesto ieri?”.
Non c’è nulla di strano in una domanda simile. Letta e tradotta significa se hai finito o no e la tua risposta potrebbe essere un semplice sì o no senza altro seguito. Invece, per chissà quale motivo, sei preoccupato. Ti pare che il capo ti stia sollecitando o ti stia rimproverando per non aver già finito. Eppure non c’è scritto nulla di simile. Stai leggendo tra le righe!
Il punto è: il tuo capo, scrivendo così, sa cosa ti sta procurando oppure no? Lo fa volutamente o semplicemente non ha il tempo di soffermarsi ulteriormente a spiegare il motivo della domanda? Trascurare, quindi, l’effetto che ogni parola può avere nella stimolazione di certe dinamiche mentali, significa non prevedere e non conoscere parte del messaggio che stiamo comunicando al lettore, con conseguenze spesso gravi.
C’è una diffusa credenza che chi scrive di cose tecniche non abbia bisogno di preoccuparsi troppo di stimoli emotivi, sensazioni, calore ed altre “amenità” simili! Non c’è niente di più falso in ciò. Lo studio degli effetti delle parole è sempre necessario, anche nelle normali email. La necessità di concisione e di velocità della comunicazione non deve portare a trascurare quest’aspetto, pena il sollevarsi di piccole crisi date solo da fraintesi. E non basta giustificarsi dicendo “beh, scusa, ma non prenderla male, sai che scrivo così solo perché ho fretta”.
Anche e soprattutto nella scrittura di documenti per il web, non scordiamo che il visitatore gradisce un sito non solo per le informazioni che trova, ma anche per il feeling che si crea. Quante volte sei stato disposto ad andare in un certo pub dove i cocktail non erano il massimo, ma c’ era un barman simpatico?
Anche dove si vorrebbe il massimo dell’ asetticità è necessario preoccuparsi di scegliere le parole giuste. Certe parole, infatti, assumono significati emotivi diversi da quello che il dizionario riporta come significato letterale. Perché continuiamo a parlare di Customer? Il signore potrebbe obiettare che lui è una persona o forse, al più, un cliente, non un customer! Qualcuno potrà dire che è la stessa cosa (o che non è la stessa cosa), ma tu spiegalo al lettore che sta facendo click sulla x in alto a destra, quella che chiude la pagina!
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