Fare il progettista di siti web

di: Francesco De Francesco     14 Febbraio 2005

Un lavoro ricco di risvolti che può riempire totalmente la vita di una persona, ma anche portare all’esaurimento nervoso se non si possiede un buon equilibrio interiore. Il lavoro del progettista puro in Italia non esiste. Sono pochi i siti da giustificare una ripartizione dei ruoli così sistematica. Il progettista del sito occupa spesso vari altri ruoli ed il fatto che la sua giornata duri dodici ore non è fatto eccezionale, ma spesso la norma. Iniziamo?

Cosa significa progettare un sito web?

Il progettista del sito è colui che ricevendo le richieste da parte del committente produce le specifiche, prima generali poi dettagliate, necessarie agli sviluppatori, ai grafici, ai SEO ed agli editori dei contenuti per realizzare il sito stesso. Spesso nel team di sviluppo ha lui stesso un ruolo operativo. Preparato il progetto, si occupa della grafica o dei contenuti o di parte dello sviluppo. Frequentemente è proprio il ruolo dello sviluppatore quello che il progettista assume nel suo tempo libero dalla progettazione.

A stretto contatto col progettista lavorano il SEO, nelle aziende dove ne esiste uno, ed il grafico. Questi tre ruoli, infatti, sono intimamente legati nella fase di progettazione. Raramente il progettista di un sito complesso lo idea da solo in ogni suo aspetto.
Nelle aziende impegnate con siti di media o piccola complessità, il progettista occupa spesso il ruolo di project manager, interfacciandosi col committente, rappresentando l’azienda nelle riunioni, gestendo le risorse del team e rispondendo delle scadenze.

Altro suo compito (ingrato, secondo alcuni) è supportare il commerciale nelle fasi di pre-sales per la realizzazione delle offerte.

Quali conoscenze occorre avere?

Un progettista senior deve:

  • conoscere almeno le teorie base del networking e della comunicazione IP;
  • avere nozioni di design (e molto di più, se è lui a sviluppare le animazioni o la grafica);
  • conoscere le principali piattaforme di sviluppo ed i componenti di sistema (database, web server);
  • avere nozioni dei linguaggi di scripting più importanti (e bene, se si farà parte anche lui dello sviluppo);
  • possedere le nozioni principali legate al posizionamento sui motori di ricerca;
  • avere buone capacità di relazione con le persone, per gestire il cliente da un lato ed il team dall’altro;
  • saper programmare e pianificare le attività.

Nel caso si occupi principalmente di siti di tipo emozionale, il suo bagaglio deve contemplare principi di Comunicazione ed Immagine, disegno ed animazione, Marketing.

Il progettista di siti può avere un bagaglio più sbilanciato verso uno dei punti citati, in funzione del suo orientamento professionale collegato. Come scrivevo prima, quasi sempre occupa anche altri ruoli nei team di sviluppo, soprattutto per i piccoli siti.

Iter scolastico

Due le strade percorribili: una porta al progettista di siti basati sull’animazione e sull’impatto emozionale, la seconda porta alla figura più legata agli ambienti di sviluppo di siti funzionali come gli ecommerce, portali e market-place.

Primo percorso. Dopo le medie inferiori, un istituto tecnico legato al design o un liceo artistico, seguiti da una facoltà universitaria attinente o da una scuola para-universitaria legata alla progettazione di siti o all’animazione.

Secondo percorso. Un diploma in un istituto con forte componente di informatica seguito da una facoltà universitaria ancora con informatica come tema centrale.

In entrambi i casi il piano di studi universitario dovrebbe prevedere esami attinenti al marketing ed alla comunicazione.Un master di specializzazione attinente al web ed al project management completa entrambi i percorsi.

Percorsi formativi alternativi

Come per molti altri lavori, si può arrivare alla professione per vie diverse. Il progettista di siti potrebbe essere arrivato a questa mansione dallo sviluppo di applicativi web o dalla grafica.

In qualche caso si è arrivati al web dallo sviluppo di programmi client/server su rete locale. Questo percorso non è più usuale non perché impossibile, ma perché sempre più spesso i programmatori partono già con linguaggi web-oriented. Il confine tra programmi per reti locali e applicazioni per il web è sempre più indistinto.

Esistono, inoltre, molti corsi per chi, avendo seguito altri iter, magari di tipo umanistico, decide all’ultimo momento per una conversione. Molte scuole propongono corsi serali o a distanza che consentono a chi lavora di specializzarsi su una specifica funzione.

La parte di progettazione può sicuramente essere il tema di un corso online, di un FAD (Formazione a Distanza). Le alternative al percorso accademico, insomma, sono diverse e le possibilità aperte a tutti.

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