Un altro approccio è quello di codificare il link mailto: con l'indirizzo, sostituendo il testo con i valori delle corrispondenti entità HTML. L'indirizzo fittizio che stiamo usando (utente@dominio.com) diventa dunque:
utente@dom
inio.com
Essendo entità, il browser provvederà a visualizzarle correttamente al momento di caricare la pagina, ma lo spambot le vedrà comunque in questa forma, per lui inutilizzabile.
Il guaio (apparente) è che scrivere un link di questo tipo manualmente può diventare un incubo. Niente paura. Esistono diversi servizi online che fanno il lavoro sporco per noi. Il primo è Email Encoder. Basterà inserire l'indirizzo da codificare e cliccare sul pulsante Encode. Nell'area di testo ci ritroveremo il codice da copiare e incollare. Ma dove? Nel link mailto:, ovviamente:
<a href="mailto:utente@
dominio
.com">Scrivimi</a>
Un servizio simile è offerto da SiteUp Networks. In questo caso il codice completo (link + codifica) arriva via mail. Se volete testare, quindi, dovrete fornire un indirizzo valido.
I metodi basati sulla codifica hanno anche loro un tallone d'Achille. Uno potrebbe creare uno spambot in grado di decodificare le entità. Niente problemi di supporto, invece, poiché il link non è prodotto da uno script.
Form Enkoder, il tool creato da Dan Banjamin è senza dubbio quello che offre la maggiore protezione. È basato su una combinazione di Javascript e codifica dei caratteri, ma molto più complessa di quella basata su semplici entità. Il codice generato è piuttosto lungo e perciò non lo riportiamo. Provare è comunque estremamente semplice.
Nel Basic Form vanno inseriti nell'ordine:
Un click su Encode the Address ed è fatta. Copiare e incollare il risultato nel punto dove vogliamo far comparire l'indirizzo e-mail.
Dopo aver visto i metodi più comuni di protezione dell'indirizzo, c'è da chiedersi se sono efficaci. Non ho statistiche personali da offrire, ma c'è uno studio molto interessante del Center for Democracy & Technology. È pieno di consigli e strategie, ma soprattutto contiene i risultati di diversi test svolti. Questo grafico è quello che più ci interessa. Gli indirizzi e-mail creati per i test e codificati con i metodi visti qui sopra non hanno ricevuto nessun messaggio di spam. Altrettanto è avvenuto per quelli cosiddetti human readable (del tipo utente[at]NOSPAMdominio.com), ma abbiamo visto prima le controindicazioni in termini di usabilità di questa scelta.
Questo è tutto. Le soluzioni che abbiamo presentato sono solo quelle di più facile implementazione, tutte lato client, per intenderci. Tecniche di redirect e riscrittura degli URL sul lato server possono consentire risultati altrettanto validi, ma sono fuori dallo scopo di questo articolo.
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