di: Nicola Convertini 20 Ottobre 2003
Non è difficile imbattersi in siti che propongono come motivo di base accostamenti cromatici blu-rosso. L'idea di base dei designer è, probabilmente, quella di lasciare un'immagine forte e di impatto attraverso l'utilizzo di questi due forti colori primari.
Ma un'esperienza indimenticabile non è detto che sia piacevole! Fissare il colore blu e rosso brillanti provoca un disturbo caratterizzato dall'insorgere di mal di testa e noto con il nome di cromostereopsi. Questo disturbo provoca la percezione di un fastidioso effetto 3D da parte dell'osservatore in cui sembra che un colore fluttui sopra l'altro.
Il fenomeno è causato dal fatto che il rosso e il blu (precisamente il rosso e il viola), stando ai due capi opposti dello spettro visibile non si allineano equamente sulla retina. Il motivo è che ogni volta che la luce attraversa il cristallino, le lunghezze d'onda brevi vengono rifratte un po' di più rispetto a quelle lunghe, creando un dislivello di posizione sulla retina. Quando l'immagine rossa e blu è visualizzata contemporaneamente dai due occhi si osserva una differenza stereoscopica.
Come regola generale, dunque, è auspicabile non utilizzare associazioni di colore distanti nello spettro visivo tenendo conto, inoltre, che la calibrazione di alcuni monitor può essere impostati verso la saturazione.
Nella figura qui di seguito è possibile notare il fastidio visivo derivante dall'incauto accostamento.

Fig.1 L'accostamento blu-rosso
Si presti attenzione alla figura qui sotto, detta griglia di Hermann. Fissando il centro dell'immagine, con la coda dell'occhio sarà possibile osservare delle piccole chiazze grigie in ogni punto di incontro tra gli angoli di quattro quadrati. Guardando direttamente le macchie queste spariranno.
Fig. 2. L'effetto chiusura
Questo effetto ottico illustra un principio della vista umana noto come chiusura. Il fatto che i quattro oggetti molto scuri e marcati appaiano uno accanto all'altro ha un significato preciso per il cervello visivo primitivo dell'uomo: eso traduce l'informazione visiva in entrata presupponendo che i quattro quadrati debbano essere in realtà parte dello stesso oggetto.
I quadratini grigi che si vedono sono solo nella rappresentazione del cervello. Gli occhi non li vedono davvero. Il cervello usa questo metodo per cercare di colmare una lacuna dando un senso alle informazioni che riceve. Il cervello completa l'informazione.
Il designer, deve badare a evitare il fenomeno della chiusura soprattutto se l'area sottoposta all'azione è dotata di una propria funzionalità.
Un altro esempio del principio di completamento è dato dal fenomeno phi descritto per la prima volta da Wertheimer (1912). Il fenomeno phi dipende dall'illusione di movimento creata dalla rappresentazione di stimoli visivi in rapida successione (ad esempio il cinema).
Quando gli utenti utilizzano il Web alla ricerca di informazioni, usano inconsciamente molto delle capacità del cervello destinate al completamento delle informazioni. Questi stessi processi consentono agli utenti di filtrare e scartare le informazioni indesiderate come elemento di disturbo.
In tal senso è assolutamente sconsigliabile utilizzare dei pulsanti animati come collegamenti ipertestuali. La somiglianza con i banner pubblicitari impedisce di notarli, operando una soluzione inconscia e un crollo dell'usabilità del sito. Nulla di meglio, dunque, che una soluzione puramente testuale.
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