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In difesa dell'estetica

di: Stephen P. Anderson     09 Luglio 2009

Questa è la traduzione dell'articolo In Defense of Eye Candy di Stephen P. Anderson, pubblicato originariamente su A List Apart il 21 Aprile 2009. La traduzione viene qui presentata con il consenso dell'editore (A List Apart Magazine) e dell'autore.

Nella community dei designer abbiamo sentito spesso argomenti che tendono a sminuire il ruolo della bellezza nelle interfacce visuali. Tale argomentazioni insistono spesso sul fatto che i buoni designer basano le loro scelte essenzialmente intorno a questioni di branding o in base ai principi fondamentali del design. In queste discussioni si perde spesso il senso del grande ruolo che gioca l'estetica nel conformare il modo in cui noi conosciamo, sentiamo e rispondiamo agli stimoli esterni.

Considerate come i designer applicano una skin ai wireframe creati da un architetto dell'informazione. Oppure come l'espressione "eye candy" suggerisce che il design visual sia non essenziale. Il nostro stesso linguaggio limita il visual design ad una mera questione stilistica e separa l'estetica dall'usabilità, come se fossero appartenenti a due diverse sfere. Eppure, se spostiamo la conversazione dagli elementi grafici e ci concentriamo sull'estetica (la disciplina che si occupa di come le cose sono conosciute attraverso i sensi), impariamo che questa distinzione tra come una cosa appare e come funziona è artificiosa.

Perché l'estetica?

Per iniziare, l'estetica ha a che fare con tutto ciò che attira positivamente i nostri sensi, non solo quello che vediamo, ma anche quello che sentiamo, odoriamo, gustiamo e sentiamo. In sintesi, il modo in cui percepiamo e interpretiamo il mondo. Come professionisti della user experience, dobbiamo considerare ogni stimolo che potrebbe influenzare un interazione.

Forse è ancora più importante il fatto che "l'estetica esamina la nostra risposta in termini di dominio affettivo ad un oggetto o ad un fenomeno" (secondo la definizione di Wikipedia). In altre parole, l'estetica non riguarda solo gli eventuali meriti artistici di un pulsante presente in una pagina web o altri effetti visuali, ma il modo in cui le persone rispondono a tali elementi. La nostra domanda, dunque, diviene: in che modo le scelte in termini di estetica di un design influenzano la comprensione e le emozioni, e in che modo la comprensione e le emozioni influenzano il comportamento?

Estetica e cognizione

La cognizione è "il processo di conoscere". Basandoci su pattern ed esperienze, noi impariamo come capire il mondo intorno a noi. "Cosa succede se premo questa cosa?". "Cosa suggerisce questo colore?". Le scienze cognitive studiano il modo in cui le persone conoscono le cose e l'estetica gioca un ruolo cruciale nei processi cognitivi. Nell'esempio qui sotto, quale di questi due è chiaramente un bottone? E perché?

Figura 1 - Pulsanti

screenshot

Qui l'estetica comunica la funzione. L'esempio sulla destra ricorda chiaramente un bottone/pulsante, anche fisicamente. I bordi in rilievo e l'ombreggiatura gradiente tolgono ogni dubbio sulla sua funzione. In questo caso, queste sono le caratteristiche della cosiddetta affordance: si tratta di aspetti del design che aiutano l'utente a scoprire come potrebbe interagire con un oggetto. Traducendo: se sembra un pulsante, deve essere un pulsante.

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