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Curare la sindrome dei contenuti in perenne ritardo

di: Pepi Ronalds     12 Giugno 2008

Questa è la traduzione dell'articolo The Cure for Content-Delay Syndrome di Pepi Ronalds pubblicato originariamente su A List Apart il 20 Maggio 2008. La traduzione viene qui presentata con il consenso dell'editore e dell'autore.

Nella grande maggioranza dei progetti per siti web che ho gestito durante i miei dieci anni di attività nel settore, ho constatato come i contenuti siano spesso il fattore tenuto meno in considerazione (e quasi sempre l'ultima cosa che viene consegnata). Spendiamo ore, settimane, anche mesi a fare scenari, mappe del sito, wireframe, progetti grafici, schemi e specifiche: ma i contenuti? Sono quasi sempre una riga non rispettata nella lista degli impegni schedulati. Sono una causa perenne di ritardi (una volta ho messo in cassetto un progetto per tre anni in attesa che il cliente 'scrivesse' i contenuti). È una specie di sindrome, questa, che va curata una volta per tutte.

Tante volte incoraggiamo i clienti ad assumere un copywriter, ma su progetti con budget limitati la tendenza, da parte dei clienti, è quella di gestire i contenuti da soli. È una cosa che ha un suo senso. Dopo tutto i clienti sono quelli che conoscono meglio il loro business e il loro pubblico. Se hanno all'interno delle loro aziende persone esperte in comunicazione sembra logico a loro curare testi e contenuti internamente, specie quando il budget è stato già speso per ottenere una soluzione ottimale dal punto di vista tecnologico e del design.

Inoltre, dal punto di vista del cliente, c'è sempre il rischio che il copywriter eventualmente assunto non farà bene il suo lavoro, che il suo modo di scrivere sia troppo estroso o troppo asciutto, che non sappia spiegare bene le cose, che alla fine produrrà delle cose che si potevano fare in casa, etc, etc. Ci sono molte e ragionevoli spiegazioni, insomma, che possono spingere i nostri clienti all'autosufficienza riguardo i contenuti. Correre rischi non è una pratica raccomandata in nessun business.

È forse la forza di mercato prevalente nei progetti di web development che ci fa allineare nel lessico alle parole del marketing e della pubblicità piuttosto che a quelle della comunicazione e dell'editoria. Il risultato è che abbiamo "linee guida per l'identità del brand", ma non molte "guide di stile" (almeno per i contenuti). Abbiamo "strateghi", ma non "editor", e molto più spesso "andiamo online" piuttosto che "pubblicare". Per cui, tendiamo a pensare ad un copywriter quando si deve pensare a gestire i nostri contenuti, quando molto spesso è l'editor la persona che dovremmo coinvolgere. Con questo non voglio dire che nel nostro settore non ci siano editor (ce ne sono invece), ma in genere essi tendono ad essere parte di grossi progetti editoriali dopo il lancio piuttosto che essere coinvolti nella fase di sviluppo sin dall'inizio. In molti casi un editor rappresenterebbe una grande risorsa nel nostro progetto, un investimento migliore e più razionale che un copywriter.

Vivere senza un editor: caos e dolori

Come molti altri clienti, il signore dei tre anni di attesa di cui parlavo prima aveva a disposizione un miscuglio eterogeneo di materiali e parole prodotti da esperti del settore senza alcuna preparazione quanto ad abilità di scrittura e senza qualcuno che li guidasse. Queste persone conoscono sicuramente bene il loro settore o la loro area di interesse (un dipartimento, una professione, un prodotto), a volte sono in grado di scrivere bene e con chiarezza, sanno essere attenti come tutti gli "esperti del settore" alle minime sfumature della lingua.

Tendono anche a prestare poca attenzione all'uso delle parole per i form, i messaggi di invio, i box tipo popup, etc. Di conseguenza, i contenuti dei siti web non riflettono il pensiero e il progetto che stanno dietro al resto del sito. Il linguaggio su siti realizzati in questo modo è quasi sempre inconsistente: ortografia, regole grammaticali, tono generale sembrano tutti in balia di una specie di tempesta nel gran mare dell'informazione, dei naufraghi disperati. Il tipo la sa questa cosa. Ha solo bisogno di tempo per sedersi e aggiustare tutto. Per editare, e-di-ta-re, bene il tutto.

Scrivere vs. editare

Ci sono buoni copywriter che sono anche buoni editor, ma si tratta di due discipline separate. Molti scrittori amano fare ricerche intorno agli argomenti di loro interesse ed esercitare la propria abilità di scrittura, e per questa ragione molti scrittori non sono molto entusiasti rispetto all'idea di aggiustare la scrittura altrui. Ma è una cosa che paga: così lo faranno. Il tipo di attività dell'editor si adatta particolarmente a lavorare con clienti che sono in grado di mettere insieme una buona porzione dei contenuti scritti che appariranno sul sito.

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