di: Martina Zavagno 19 Maggio 2003
Il termine "blog", dopo quello "google", è probabilmente la parola che più richiama l'attenzione sul Web in questo periodo. Sono in molti a parlare di blog (o weblog), sia online che offline: la stampa, giustamente attratta da questo nuovo fenomeno o semplici navigatori curiosi che provano ad avvicinarsi ad un mondo emergente, dalle mille sfaccettature che non sempre è quello che sembra e spesso non sembra ciò che è veramente. Quasi un gioco di parole, ma piuttosto significativo per descrivere una realtà che parte da un'idea banale ma si sviluppa e ramifica attraverso un sistema comunicativo piuttosto complesso.
Ben consapevole della complessità di questo mondo e del (giusto) orgoglio dei blogger (ma qui parlo anch'io da blogger http://www.weblogz.it), spesso definiti nei modi più improbabili e meno 'azzeccati', per spiegare che cos'è un blog, ho provato a chiederlo direttamente a chi un blog lo scrive e lo cura quotidianamente.
C'è chi, come LaPizia, autrice del recente libro Mondo Blogs edito da Hops Libri, propone una definizione piuttosto istituzionale «Un blog è una pagina html, principalmente solo testuale, dove in maniera disinteressata e amatoriale, una persona comune pubblica notizie, informazioni di vario genere, link e riflessioni personali di vario tipo».
O chi, come Maximiliano, detto Strelnik (http://www.strelnik.it/blog/), sceglie una strada più poetica ed evocativa: «I blogs son parole. Con la fragilità e la forza che le contraddistinguono da sempre. Parole scritte nel terzo millennio e tramite il più etereo dei supporti, proprio quello che sembrava essere il più adatto a dare il colpo finale alla parola scritta. Paradossalmente e meravigliosamente: l'ha rivitalizzata».
Sulla stessa onda, molto efficace per spiegarne le potenzialità comunicative c'è Paolo Valdemarin (http://paolo.evectors.it): «I weblogs li definirei "interfacce mentali", sono un sistema eccezionale per mettere in relazione persone sparse in tutto il mondo e per scambiare e soprattutto sviluppare a velocità mai viste idee e progetti». Una definizione che si accoppia bene con la considerazione di EmmeBi (http://emmebi.blogspot.com/) «I blog sono una delle più efficaci manifestazioni pratiche dell'intelligenza collettiva».
Per capire chi sono i blogger, mi affido innanzitutto a due definizioni scherzose ma non troppo, quella di Barbara, ovvero Mim*mina (http://mar159.blogspot.com): «Penso che siano persone che amano scrivere, sono un po' curiose e un minimo esibizioniste e soprattutto hanno tanto tempo da perdere :-))» e quella di Carlo, di Brodo Primordiale (http://www.brodoprimordiale.net/), il quale dice che a scrivere i blog sono: «Egomaniaci con la passione per la scrittura :-) o gente che lo fa per puro piacere personale».
Secondo Paolo e Antonio di Tom (http://www.tom-online.it) dietro ai blog si celano ma non troppo: «Giornalisti, scrittori, impiegati, creativi, studenti, casalinghe, pensionati, disoccupati. Chiunque ha un computer collegato in Rete, un po' di tempo libero da investire, qualcosa da dire e un po' di sano narcisismo. Tutti scriviamo perché speriamo che qualcuno ci legga, alla bufala di: "Io scrivo solo per me stesso" non deve credere nessuno».
I blog sono anche una forma di spettacolo, alcuni blogger sono diventati 'famosi', attirando l'attenzione della carta stampata e della Tv; non poteva dunque mancare la definizione di Selvaggia Lucarelli (http://www.selvaggialucarelli.it/diario/index.asp), la quale afferma che a scrivere i blog è: «Chi ama scrivere, come prima cosa. Chi cerca un posto in cui la creatività possa esprimersi liberamente. Chi cerca una platea».
Molto articolata e complessa ma non per questo meno interessante è invece l'opinione di Cristiano, aka Onino (http://onino.splinder.it): «I blog sono scritti da persone nelle quali fermenta questa volontà di espressione e che per le più strane ragioni sono venute a conoscenza dei blog e ne hanno voluto uno loro. Ciò non significa che prima dell'incontro con i blog non dessero sfogo alla loro volontà di espressione scrivendo su giornali, altri siti o diari personali, ma che hanno trovato un nuovo canale di espressione. In molti dopo un breve periodo abbandonano il proprio blog, accorgendosi che non era un canale adatto alla loro necessità. Ma quelli che invece continuano a scriverci hanno saputo fare del blog una loro appendice in Rete, lo hanno saputo piegare alle proprie esigenze, hanno avviato un processo di identificazione fra loro stessi e il loro blog. Nulla di maniacale si intenda».
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