Web 2.0 e Intranet: la rivoluzione si chiama "costruzione collettiva"

di: Daniele Cerra     26 Gennaio 2007

Intranet aziendali

Uno dei casi in cui l'approccio di costruzione collettiva dei contenuti di un servizio è particolarmente importante è costituito da progetti di comunicazione interna per organizzazioni tra cui spiccano per importanza le Intranet aziendali.

Lo scenario competitivo economico internazionale, così come si era evidenziato già negli anni passati in realtà come gli Stati Uniti o il Giappone, è ormai sempre più legato alla quantità di informazioni e al livello di innovazione che le singole organizzazioni riescono a capitalizzare. Le intranet aziendali contemporanee più di successo, fanno della possibilità di attingere dalle specifiche conoscenze dei propri membri e di stabilire comunicazioni interne in grado di generare soluzioni o idee innovative uno degli assi chiavi su cui vengono progettate. Il valore in termini economici e competitivi della capitalizzazione del sapere interno a un'azienda e della diffusione di quelle che vengono spesso definite come best practices, è oggi considerato un punto saldo della politica di innovazione aziendale e, quindi, vanno supportati con lo sviluppo di opportuni strumenti web.

Così come per i servizi del Web 2.0 si è assistito a un sostanziale cambiamento dei flussi di origine dell'informazione, la gestione della conoscenza aziendale sta prendendo spunto da blog e fenomeni di condivisione sociale di nuova concezione per trasformarsi: da Intranet intese come classici sistemi di gestione documentale in cui le informazioni vengono elaborate da redazioni od organi istituzionali e veicolate verso la base di utenti, oggi si parla sempre più spesso di architetture flessibili di Knowledge Management e di e-learning "molecolare" in cui il sapere viene prodotto e codificato dagli stessi utilizzatori finali che, a seconda delle specifiche competenze, permettono ai colleghi di accedere a informazioni trasmesse solitamente solo per via informale.

Architettura dell'informazione e progettazione "umanocentrica"

Dati i presupporti indicati nelle righe precedenti, pare scontato dover modificare l'approccio al web design adottato fino a ora. Un progetto web o una Intranet ambiziosi che non tengano ben presente il valore della costruzione collettiva dei servizi risulteranno infatti anacronistici e, probabilmente, poco efficaci.

La finalità principale che occorre tener presente in fase di progettazione è quella di riuscire a creare un ambiente virtuale che sia adeguato a supportare i processi di aggregazione sociale e trasferimento delle informazioni che stanno alla base della costruzione collaborativa e collettiva del web. A tale proposito, va prestata grandissima attenzione più che alle caratteristiche tecnologiche e ai requisiti tecnici di server, CMS o linguaggio di scripting che costituiscono l'ossatura del servizio, allo studio di aspetti umani legati alla fruizione del servizio stesso: tra questi aspetti risaltano per importanza la cura dell'interfaccia utente e dell'interaction design e l'architettura dell'informazione.

Mentre i primi aspetti progettuali contribuiscono a rendere l'esperienza dell'utente semplice e intuitiva al punto di metterlo in condizioni di eseguire in autonomia operazioni che, da solo, non sarebbe mai in grado di compiere come la pubblicazione di un video e il relativo tagging, l'architettura dell'informazione per dimostrarsi davvero efficace deve rinnovarsi abbandonando gli schemi classici basati su tassonomie e strutture ad albero per adeguarsi al nuovo sistema di fruizione sociale basato su criteri di accesso anch'essi realizzati secondo criteri di social networking (es. folksonomy, tagging ecc.).

Per quanto possano sembrare considerazioni ovvie – tutti i web designer hanno cercato sempre di realizzare interfacce semplici e intuitive – la nuova realtà mediatica rende questi aspetti ancora più importanti, basti pensare al fatto che anche un colosso come Google non è riuscito con il suo Google Video a scalfire il successo YouTube che, pur offrendo funzionalità praticamente coincidenti, vanta un'interfaccia d'utilizzo e un'architettura di accesso alle informazioni considerate più "user friendly". Per finire, anche il content management tradizionale deve rivedere i propri schemi, poiché, da una fase storica il cui era necessario produrre contenuti, si è ormai giunti a un momento in cui è più importante gestire e controllare la realizzazione e la loro validazione (si veda in caso della Wikipedia) e le modalità fruizione degli stessi (es. Technorati o Digg per quanto riguarda la blogosfera).

Daniele Cerra è giornalista pubblicista, Content Manager, Progettista e-learning e web e Concept Designer. Il suo sito personale è http://www.danielecerra.it

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